Archivio per Maggio 2007

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Carry On + Milano 24/05/07

Maggio 30, 2007

Ok. Ho riascoltato Carry On per tutta la settimana, e il giudizio è decisamente migliorato.
E’ un album rilassato, con molte sfumature blues. Lontano anni luce da quel capolavoro di Euphoria Morning e diverso, molto diverso, da qualunque cosa dei Soundgarden e Audioslave, ma comunque non è un disco da buttare.
La prima parte del disco non è niente male. Parte bene con No Such Thing e procede con canzoni come Safe And Sound, She’ll never be your man, Ghosts e la cover di Billie Jean. Nelle canzoni positive ci metto anche Scar in the sky, via. Da lì in poi però l’album si perde in una sequenza di canzonette che scorrono via senza lasciare il segno (escluse la fantastica Disappearing Act, forse la più bella sull’album, e You Know My Name, che comunque la sua porca figura la fa).
Il problema è che… è Cornell. Se Carry On l’avesse fatto qualcun altro, probabilmente mi sarebbe piaciuto molto di più. Ma da lui mi aspetto meglio, non certo un album che, nonostante non sia brutto, è decisamente al di sotto delle sue possibilità.
O forse sono io che mi aspettavo chissà cosa da quest’album, chissà.

Restando in tema Cornell, ho messo le mani sul bootleg del concerto di Milano, giusto per sapere cosa mi sono perso.
Mi sono perso due ore e venti di un concerto strepitoso, con una scaletta pazzesca e un Cornell in modalità dioscesointerra. Durante l’ascolto di Slaves & Bulldozers il cuore mi si è fermato un paio di volte.

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Primo ascolto

Maggio 20, 2007

Mi fa male dirlo.
Ora capisco perchè nel tour canta tante canzoni dei Soundgarden, Temple Of The Dog e Audioslave e solo una, massimo due, da Carry On.
Domani, a mente serena, lo riascolto. Spero tanto che questa prima impressione sia dipesa dall’umore di merda che ho stasera.

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Ankle (b)lock(ed)

Maggio 13, 2007

Venerdì sera mi sono fatto male alla caviglia. Di nuovo. Il bello è che ho fatto tutto da solo. Correvo, ho messo male il piede e la caviglia mi si è girata innaturalmente.
Evitate battutine tipo “eh, ma se uno è scarso non dovrebbe giocare” o “ma il calcetto è troppo violento, perchè non ti trovi uno sport meno pericoloso, ad esempio il free climbing”, grazie.
Comunque, dicevo.
Ieri mattina la caviglia si era gonfiata in una maniera spropositata e sembrava una palla informe, per non parlare delle stelle che vedevo se solo appoggiavo il piede a terra.
Preoccupato, mi faccio accompagnare in ospedale.
Il Seattle Grace? Il County General Hospital? Pfui.
Mi hanno portato al Moscati di Aversa. Un VERO ospedale, mica come quelli della televisione, tutti puliti e funzionanti.
Ad esempio, io ho dovuto spiegare al medico che no, non dovevo fare una radiografia al torace e no, non ero il signor Gioacchino, anni 52 (giuro). Immagino abbia pensato che la mia evidente zoppia fosse causata da una costola incrinata, chissà.

Ah, per la cronaca, non ho nulla di rotto. Solo una distorsione. Il che non è tanto male, se si escludono quel paio d’ore ieri mattina quando ero bloccato a letto col telecomando rotto e con la tv accesa su “Cascina Vianello”. Lì avrei voluto morire.

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Nippomania

Maggio 8, 2007

Ultimamente, su cinque film che vedo almeno tre sono giapponesi/coreani. Non ci posso fare niente, i musi gialli hanno un modo tutto loro di recitare, di dirigere, hanno quella tempistica tutta loro che mi affascina totalmente. Un attore come Song Kang-Ho, fosse americano, sarebbe idolatrato e accolto come il nuovo inserirenomediattorefamoso. Invece è coreano e non se lo caga nessuno. Vale anche per i registi, eh. Spielberg? Spielberg chi? Io conosco Takeshi Kitano.
La mia nippomania è iniziata proprio con Kitano, probabilmente il regista più conosciuto in occidente. Mi esaltai con Brother e mi commossi con Summer Of Kikujiro, poi mi consigliarono un’altro regista, un certo Takashi Miike. E mi innamorai.
Miike è un fottutissimo genio. Però, come tutti i geni, è matto da legare. No, sul serio, quell’uomo non sta bene. Le torture di Audition mi hanno fatto del male fisico, e per certe scene di Ichi The Killer mi sono portato le mani davanti agli occhi come un bambino. Per riprendermi dalla visione di Imprint, l’episodio che ha diretto per la serie Masters Of Horror, mi ci è voluta una settimana.
Ho visto la mia buona dose di horror orientali (Ringu, Ju-On, Dark Water, One Missed Call, A Tale Of Two Sisters, The Eye, Infection, Koma, Premonition), ho visto Old Boy, ho visto Three…Extremes.
L’ultima mia scoperta è Joon-Ho Bong. E’ un regista ancora giovane, ha diretto solo tre film finora… ma cazzo, se è bravo. The Host è una piccola perla (ne ho parlato sul forum), e Memories Of Murder è un maledetto capolavoro. Mi manca ancora Barking Dogs Never Bite, ma sto, ehm, provvedendo.

La nippomania però non si ferma al cinema, visto che mi sono scoperto grande appassionato di puroresu. Si, è semplice wrestling, ma dire puroresu fa molto più figo, volete mettere? u.u
E’ molto diverso dal wrestling americano. Il puroresu è più intenso, più combattuto, più… “sport”. Si, è sempre predeterminato come la controparte americana, ma viene trattato più seriamente, come uno sport appunto. Niente storyline eccessive per motivare un match, solo due uomini che lottano per l’onore, per sapere chi dei due è migliore. E a giudicare dalle botte che prendono (calcioni al volto, cadute di collo), mi viene da credere che i giappi siano fatti di acciaio.
Anche il pubblico è diverso. Assiste in religioso silenzio al match, per poi esplodere in applausi assordanti quando uno dei due uomini sul ring connette con una mossa d’impatto.
Al momento mi sto documentando parecchio sul puro anni ‘90 (mi piacciono parecchio Jushin “Thunder” Liger, Hayabusa e soprattutto Kenta Kobashi), ma non disdegno neanche gli attuali KENTA, Marafuji o Morishima.

Dite che mi verranno gli occhi a mandorla?

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Darkly Dreaming Dexter

Maggio 2, 2007

“Animals don’t like me. They quite often disapprove of what I do to their masters, especially since I don’t share the good pieces.”

Dexter Morgan è un ematologo della polizia di Miami, il suo lavoro è analizzare le macchie di sangue presenti sulla scena del crimine per ricostruire la dinamica del delitto. Ha una sorella, Deborah, anche lei in polizia, e una ragazza, Rita, madre di due bambini. Una vita normalissima insomma, se non fosse che il nostro caro Dexter, nel tempo libero, è un serial killer. Di quelli buoni però. Lui uccide solo quelli che se lo meritano.

Ho comprato questo libro dopo aver visto (e adorato) la splendida serie televisiva che Showtime ha tirato fuori dal romanzo. Si tratta di un thriller atipico, troppo poco frenetico per il genere, ma comunque d’effetto. E’ lo stesso Dexter a narrare in prima persona i fatti, ad un ritmo lento ma mai noioso. L’idea di un serial killer “buono” è decisamente insolita, ma una volta conosciuto Dexter è davvero difficile odiarlo, dopotutto lui uccide solo criminali. E’ una specie di Robin Hood dei serial killer :D
La storia cattura sin dalle primissime pagine, con la descrizione dell’uccisione di un prete molestatore di bambini. Lo stile di Lindsay è scorrevole e accattivante, anche se ogni tanto si va a incartare in descrizioni un pò troppo pompose. E comunque, per essere un libro d’esordio, è scritto decisamente bene. Le parti migliori sono probabilmente quelle dei monologhi interiori di Dexter, sorprendentemente divertenti e carichi di un fantastico humor macabro.

In italia il libro è stato pubblicato da Sonzogno e intitolato La mano sinistra di Dio. Che poi, vorrei tanto capire da dove abbiano tirato fuori questo titolo, ma vabbè -_-
Consigliato, soprattutto a chi ha voglia di leggere un thriller originale su un serial killer atipico. E a chi ha gradito il telefilm, ovviamente.
Io intanto mi leggo anche il seguito *serio*