Archivio per la categoria ‘gothironia’

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blog stats

Luglio 19, 2007

Chiunque abbia un blog sa che, tra le varie opzioni, c’è la possibilità di vedere come i visitatori siano arrivati a leggere proprio voi, cioè se hanno cliccato su un link o se hanno digitato qualcosa su un motore di ricerca, che poi li ha indirizzati a voi. E chiunque abbia un blog sa che, nel secondo caso, spesso arriva sul blog gente che cerca le cose più disparate.
Così, capita che tra le statistiche delle chiavi di ricerca possiate trovare risultati come questi:

  • “come fare un telefilm” (questo vorrei aiutarlo, magari viene fuori un novello Joss Whedon)
  • “idolo” (beh, grazie ^_^)
  • “igiene come fare la doccia” (è un problema infatti, io non so se farla in piedi o sdraiarmi come nella vasca)
  • “senza un cazzo da fare” (prova a bruciarti i peli del petto con un accendino, è divertente)
  • “tagliati i capelli” (non ti ci mettere anche tu è_é)
  • “sesso tette” (toh, un arrapato)
  • “macchie di sangue sulla scena del crimine” (oddio, che hai fatto? O_O)
  • “ho visto genitori sesso” (poveraccio, chissà il trauma)
  • “per fare il tunnel a pes6″ (e che ci vuole, è semplice. Culo.)
  • “stronzo” (a te e tu’ sorella è_é)
  • “cascina vianello mp3″ (…)
  • “sesso sul treno” (toh, un altro arrapato)
  • “youtube testicoli” (oh, che novità, un pervertito)

insomma, avete capito.

Quello che mi ha lasciato davvero di sasso, però, è il tizio che qualche giorno fa è arrivato su questo blog digitando “vigile vecchio fa sesso con patente”. Vi giuro, io non ci dormo più la notte, voglio capire il senso. E’ un vigile che ha un rapporto sessuale con un anziano ad un posto di blocco? E’ una patente “speciale” che danno solo a vigili avanti con l’età? E’ un vigile adibito al controllo del traffico impegnato in un atto masturbatorio? Non lo so, ma voglio saperlo. Se potessi scegliere la soluzione di un solo mistero tra questo e quello dei numeri di Lost, sceglierei questo senza nemmeno pensarci.

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Una vita da mediano

Luglio 12, 2007

Ieri mi ha chiamato un amico che non sentivo da un sacco di tempo, per chiedermi se ero disponibile per una partita di calcetto in serata. Lui sente che sono titubante, e mi dice che sarà una cosa tra amici, molto rilassata. C’è gente che non tocca un pallone da anni, dice. E a quel punto accetto, “tanto sono allenato”.

Perchè dovete sapere che io, a calcetto, ci gioco già due volte a settimana. Lunedì e venerdì, appuntamento fisso, padri contro figli. Certo, abbiamo i nostri ritmi e giochiamo evitando il più possibile contrasti (anche perchè se rompo una gamba a papà, poi mamma chi la sente?), ma è pur sempre una partita. Poichè poi il campo è di un conoscente, capita spesso che giochiamo molto più della classica ora.
Quindi mi reco al campo tranquillo, fiducioso dei miei mezzi. Oh, c’è gente che non gioca da anni, io rispetto a loro sto in formissima. Questi stasera me li magno!

Arrivo al campo, e mi presentano gli altri. C’è quello col completo ufficiale del Barcellona, quello con la maglia di Kakà e le scarpe adidas ultimo modello, quell’altro con i capelli legati come Beckham. Sono tutti in tiro. Io indosso una vecchia maglietta di cotone con qualche buchetto dovuto all’usura, nera perchè smagrisce, e un paio di pantaloncini bianchi. Le mie scarpe hanno le stringhe di colore diverso, perchè quella sinistra si è spezzata tempo fa. I capelli li ho bagnati sotto la fontana, e li ho buttati indietro alla meglio. Ma tanto non è la maglia che fa il giocatore. E poi, allenato come sono, dove non arriva la tecnica arrivano le gambe.
Si formano le squadre, e uno mi passa una pettorina blu (che fa pendant col pantaloncino bianco. Noi giocatori a queste cose ci teniamo u.u ). La pettorina è di un simpatico materiale sintetico completamente antitraspirante, solo tenerla in mano mi provoca sudorazione lungo tutto l’avambraccio.
Prima della partita ci sono cinque minuti di riscaldamento. Io lancio occhiate di striscio al pallone, lo calcio con delicatezza, mentre gli altri si dilettano nello sfondamento della barriera del suono. “Passaggi tesi”, li chiamano.
Inizia la partita, e nel giro di pochi secondi stiamo già perdendo, ma solo perchè uno che dice di giocare a pallone giusto sulla playstation ha fatto gol scartando tutta la squadra avversaria e tirando un missile terra-aria che si è infilato dritto dritto sotto l’incrocio.
Nel giro di un’altro minuto succedono due cose che mi fanno rendere conto che non sarà una partita come quelle a cui sono abituato. Prima un tappetto di un metro e cinquanta mi umilia in velocità e mi fa ricordare che non sto più marcando il signor Umberto, 55 anni e l’andatura di un bradipo. Poi un contrasto con un deficiente che non tira indietro la gamba nonostante lo avessi saltato, che mi fa vedere le stelle. Ma va bene tutto, tanto sono allenato.
Io gioco di fino, effettuo lanci calibrati al millimetro, corro in avanti e rientro in difesa all’occorrenza. Faccio il lavoro sporco, lascio ad altri i giochetti col pallone e i numeri da circo. Sono uomo di quantità, capitemi. Una vita da mediano, direbbe Ligabue.
Al quarto d’ora di gioco circa, il sudore mi ottenebra la mente e inizio a vedere la testa di Papa Ratzinger al posto del pallone. Colpa della pettorina, non può essere diversamente. Gioco due volte a settimana io, non posso essere già stanco.
Dopo qualche minuto, vengo lanciato in profondità da quello che mi pare essere Garibaldi a cavallo. Il fatto che il pallone mi appaia come Ratzinger mi dà una spinta in più. Arrivo sulla palla, sputo in un occhio al difensore e lo infilo tra le gambe del portiere (il pallone, brutti malpensanti).
Segue una mezz’oretta di calcio velocissimo e ad alta classe, della quale non ho molti ricordi perchè ero in apnea totale. Poi vado in trance, e vedo in rapida sequenza Homer Simpson, Kurt Cobain e Chucky che mi spronano a dare di più. Mi sgancio e vado in profondità per l’ennesima volta (la seconda), mi libero di un difensore tirandogli una caccola presa dal naso e tiro di precisione verso l’angolino. Doppietta personale, è uno dei segni che l’apocalisse è alle porte.
Finisce la partita, io vomito anche l’anima a bordocampo. Segue doccia condita da quei simpatici scherzi da spogliatoio come la frustata con l’asciugamano bagnato, la misurazione del pistolino e il canto di cori affettuosi rivolto agli sconfitti (riassumibile in un’unica parola, “puppatecelo!“).

Stamattina non ho nessuna sensibilità al di sotto del bacino, un grosso livido sulla gamba destra e appena mi muovo mi partono delle fitte lancinanti ai polpacci e agli adduttori.
Sarà stata mica la pettorina?

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Sveglia

Luglio 3, 2007

Sono le sette e zerouno del mattino. Dormi. Finalmente. Sei lì, rilassato, girato su un fianco. Hai passato una nottata di merda perchè hai il naso otturato per colpa dell’allergia e dell’aria condizionata, il vicino di fronte che alle sei e mezza di mattina mette in moto il camion per far riscaldare il motore, hai male al petto perchè ieri sera ti sei beccato una gomitata in pieno sterno giocando a calcetto, hai una stramaledettissima zanzara che ha banchettato tutta notte col tuo sangue, e ti sei dovuto alzare due volte per andare al bagno.
Insomma, hai passato quella che è, per definizione, una tipica nottata di merda.
Ma ora, finalmente, dormi.

Alle 7.02, però, lei apre la porta della tua camera. Lei. Tua madre. Che ha questo bruttissimo vizio di protrarre all’infinito un dialogo nei momenti meno opportuni.

“Io vado.”
“Ummpf.”
“Ricordati che devi andare dal dottore.”
“Ok. Fammi dormire.”
“Sisi, ma te lo ricordi?”
“E scrivilo, così me lo ricordo.”
“Ma poi la leggi la nota?”
“Se la metti sotto al mouse la leggo.”
“Io allora vado, mi raccomando.”
“Ok.”
“Non fare tardi.”
“Noo.”
“E mangia qualcosa a pranzo.”
“Ok.”
“Ti devo preparare qualcosa?”
“Ho 21 anni, sarò in grado di farmi qualcosa da mangiare. Se proprio non trovo niente ci sono le crocchette del cane.”
“Vabbè, vado.”
“E ciao.”
“L’appuntamento è alle nove e trenta, mica farai tardi?”
“Noo.”
“Te lo ricordi dove sta?”
“Ci sono stato duecento volte, se non si è spostato in nottata me lo ricordo dove sta.”
“Vero. Mi raccomando, allora. Non fare tardi.”
“Ti ho detto di no.”
“I soldi per la benzina ce li hai?”
“Si.”
“Hai bisogno di qualcosa?”
“No.”
“Ti ho lasciato la macchinetta del caffè carica sul fuoco, devi solo accendere il fornello.”
“Grazie.”
“Ma i capelli non te li vuoi proprio tagliare?”
“No, te l’ho detto, vanno bene così.”
“E la barba?”
“Pure quella.”
“Si deve comprare il pane.”
“Va bene, compro anche il pane.”
“Non è che te lo dimentichi?”
“E CRISTO, SCRIVI ANCHE QUELLO SULLA NOTA! Mà, sono le sette, ho dormito si e no venti minuti e ho la pressione ai minimi storici, non c’ho la forza per sopportarti di prima mattina.”

Dio santo, che nottata di merda.

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Sul treno

Giugno 1, 2007

E’ bastato uno sguardo da lontano. Uno solo. Al secondo sguardo sono già cotto.
E’ seduta con un’amica, e aspetta come me che il treno parta. E’ bellissima.
Una massa di capelli neri e riccissimi, di quelli che ti viene da mettere la mano dentro per vedere quanto sono morbidi. Due occhioni neri e luminosi, quasi sbrilluccicosi come quelli di un cerbiatto. Ha appena un filo di trucco, giusto un pò di matita intorno a quegli occhioni neri e un’ombra di lucidalabbra. Non le serve altro, è già fin troppo bella così.
Alta il giusto, non troppo ma nemmeno troppo poco. Niente tacchi, solo due semplici scarpe sportive. Non è magrissima, ed è un’altro punto a favore, perchè a me non piace sentire le ossa quando abbraccio. E poi, perchè sono pur sempre un uomo e certe cose le noto, ha un gran bel paio di tette.
E’ anche vestita bene, con una magliettina semplice che mette comunque in risalto la sua femminilità (leggi: le tette). Non è un capo firmato, tipo Dolce & Gabbana, e meglio ancora non è un capo tarocco, tipo Docce & Gabbiani. Il lettore mp3 poi le fa guadagnare altri punti.
La guardo da lontano, e l’immaginazione si mette in moto. Io che la approccio con classe, io che la faccio ridere, io che la porto al cinema, io che la bacio, sesso, sesso, altro sesso, io che la porto fuori, sesso, io che conosco i suoi genitori, sesso nel bagno dei genitori, io che la sposo, sesso infuocato… insomma, avete capito.
Mi faccio coraggio e mi alzo. Non ho la minima idea di come attaccare bottone, ma mi incammino comunque. Cazzo, qualcosa mi verrà in mente.
Arrivo vicino a lei. Le tocco gentilmente una spalla, e con un tono di voce delicato le chiedo “Ciao, sai se questo treno ferma ad Aversa”?
Lei mi guarda con quei grossi occhioni e risponde “nnò ssacc, aggia scennr a Fratta“, poi si rivolge all’amica “‘Ntunè, sai si ò tren pass a averz?” (Traduzione: temo di non avere una risposta per te, il mio viaggio finisce a Frattamaggiore. Antonella, cara, per caso sai se l’itinerario di questo treno prevede una fermata ad Aversa?)
Brrr. Ora capisco perchè nelle mie fantasie parlavo solo io.

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E tagliati ’sti capelli!

Aprile 26, 2007

Mi sono rotto le palle di dover sempre sentire storie sui miei capelli ogni volta che incrocio una zia o un cugino. E sono cresciuti troppo, e quant’è che non li tagli, e ma non ti stufi quando li asciughi, e ma non ti danno fastidio… ebbasta, machevvifrega!
Ma la domanda più ricorrente che fanno i parenti è: Ma perchè ti fai crescere i capelli?
E siccome non si accontentano mai di un semplice “perchè si”, ho preparato una lista di motivi.

- Perchè odio la mia vita e spero di morirci soffocato una di queste notti.
- Perchè da bambino il mio preferito della famiglia Addams era il cugino It, e voglio assomigliargli il più possibile.
- Perchè adoro fare headbanging.
- Perchè inizialmente volevo farmi i dreadlock, ma poi ho deciso che non mi serve una scusa per tenerli sporchi.
- Perchè sono un animalista convinto e non me la sento di sfrattare le pulci. Poverine, stanno così comode.
- Perchè ho litigato col barbiere.
- In realtà non sono ancora lunghi come li vorrei, li farò crescere finchè non sarò capace di strozzarci tutti quelli che mi fanno questa domanda.
- Perchè mi serve un modo veloce per cambiare aspetto fisico casomai dovessi darmi alla macchia.
- Perchè ho intenzione di diventare ricco vendendoli a Cesare Ragazzi.
- Perchè non ho un cazzo da fare, almeno pettinarli mi tiene impegnato.
- Perchè mi piace grattarmi la testa, e così ho un motivo per farlo.
- Perchè non voglio abbandonare una parte di me sul lurido pavimento di uno schifoso barbiere.
- Perchè non voglio aumentare il grado di entropia dell’universo.
- Perchè quando sono nato uno sciamano ha predetto grandi sciagure nel caso li avessi tagliati. Lo faccio per l’umanità, quindi non rompete le palle.