Archivio per la categoria ‘music’

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Airbourne

Novembre 29, 2007

Avete presente quando si parla di un gruppo emergente con qualcuno, e per far capire più o meno il genere li si paragona a gruppi più famosi, solo che a volte il paragone non è immediato e allora vi trovate a dire minchiate del tipo “…sono come i Muse, però in acido” o “…lui canta come Bono, però col raffreddore“?
Per gli Airbourne il problema non si pone, perchè sono come gli AC/DC. Nel senso di PERFETTAMENTE UGUALI agli AC/DC. Talmente uguali (in quattro anche loro, australiani anche loro, suonano esattamente come loro) che si può tranquillamente parlare di gruppo clone.
Però oh, mi esaltano un casino.

Too much, too young, too fast

Runnin’ wild

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One Man Revolution

Agosto 5, 2007


Il Morello che non ti aspetti. Niente riff cazzuti e coinvolgenti per il suo progetto solista, solo una chitarra acustica, l’accompagnamento sporadico di un’armonica e un vocione caldo e profondo che, con le dovute proporzioni, in alcune parti ricorda quasi Johnny Cash.
Non avrà il carisma di uno Springsteen o la grazia di un “vero” cantante folk, ma a quanto pare il ragazzo ci sa fare.

Canzoni consigliate One man revolution, The road I must travel, Let freedom ring.

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Cosa ho comprato oggi #3

Luglio 23, 2007

E’ vero, i regali migliori sono quelli che ci facciamo da soli.

Pearl Jam. Live at The Gorge 05/06. Tre concerti, sette cd, quasi otto ore di musica della miglior live band di sempre (si, l’ho detto, non me ne frega niente).
Alla faccia delle sei paia di calzini regalati dalla zia (giuro).

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And so it is

Luglio 9, 2007

E, col mio consueto ritardo, scopro Damien Rice.

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Libertad

Luglio 7, 2007

Velvet Revolver – Libertad

Secondo album del supergruppo formato dagli ex Guns’n'Roses con Scott Weiland (ex Stone Temple Pilots) al microfono. Molto più morbido rispetto all’album d’esordio (quel piccolo gioiellino hard rock che è stato Contraband), Libertad ha delle sonorità molto più vicine alle stravaganze rock-pop di Weiland e degli Stone Temple Pilots, e la cosa che si nota soprattutto dalla mancanza dei classici assoli maestosi di Slash, che qui un pò meno protagonista rispetto al passato. Di buono c’è che finalmente Scott Weiland ha smesso di fare il verso all’Axl peggiore ed è tornato a cantare a modo suo, che (per quanto a molti non possa piacere) almeno è un modo piuttosto personale ed originale.
Non è un capolavoro, ma si lascia ascoltare che è un piacere. Direi che i Velvet Revolver hanno superato tranquillamente lo scoglio del secondo album.
Canzoni migliori Let It Roll, The Last Fight, Just Sixteen, Gravedancer.

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Un libro, un film, una canzone

Giugno 20, 2007

More than just hardcore – Terry Funk

Per ogni appassionato di wrestling (parlo di appassionati, non dei ragazzini che vedono giusto Smackdown su italia uno) il nome  Terry Funk è sinonimo di fiumi di sangue, tavoli esplosivi, filo spinato e death match in giappone. Poi ci si trova per le mani questo libro, e si rimane completamente spiazzati. Calmo, ragionato, pacato, in alcuni punti persino saggio.
A sessantatre anni suonati, Terry Funk è uno che nel wrestling ha visto di tutto. Dall’NWA alla nascita della WWWF (l’attuale WWE), passando per la All Japan Pro Wrestling di Baba, la ECW e la WCW, sino all’attuale situazione. Tra storie on the road e considerazioni sui mille colleghi incontrati in carriera, la narrazione attraversa tutta l’america dei territori, arrivando persino in giappone e in sudafrica. E per ogni federazione per la quale ha lavorato, il Funker non risparmia critiche, commenti, opinioni e aneddoti.
Più che una biografia, questo libro è uno sguardo esperto e ragionato su quasi mezzo secolo di business e sui suoi alti e bassi. Storie vissute in prima persona da uno dei lottatori di maggior importanza del secolo, e che ancora oggi non sembra pronto ad appendere definitivamente gli stivali al chiodo.
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Little Miss Sunshine

Divertente, delicato, a tratti incantevole. Mi verrebbe da definirlo come “una commedia on the road”, ma sarebbe riduttivo per un film con una tale profondità narrativa e caratterizzazione dei personaggi. E’ un film ironico, ma è quel tipo di ironia che prima ti fa ridere, ma poi ti porta a pensare che forse forse la scena non è poi così divertente (esempi lampanti, il “furto” del nonno o il grottesco ballo finale). I personaggi sono tutti ben caratterizzati. Tra il nonno eroinomane, il padre fallito dentro, l’adolescente arrabbiato col mondo e muto per scelta e lo zio aspirante suicida (uno stralunatissimo Steve Carell), forse la mamma è l’unico personaggio “equilibrato” del gruppo. La piccola Abigail Breslin promette benissimo, è straordinaria nella sua goffa semplicità.
Consigliato un pò a tutti, è uno di quei film che ti lascia con un sorriso soddisfatto stampato sulla faccia.

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 Disappearing Act – Chris Cornell
(volevo mettere quel fighissimo script che permette di sentire la canzone direttamente nel blog ma, che dio mi fulmini, ovviamente non riesco a farlo andare. Perciò accontentatevi del link.)

come on now the curtain is drawn
and tomorrow stands before you
dressed and draped in a cold black cape
like a crow he ignores you
look again there’s a beautiful girl
covers sin in a holy land shroud
it’s the great disappearing act
done again for the marveled crowd

as we’re chasing our tails
and biting our nails
so strong and frail

and we build and tear down
build and tear down
build and tear down
we’ve run out of time to say
how did it get so late
i’ll never know

step outside now the doors are open wide
and the minions are eager to find him
put a million miles under your heels
and you’re still behind him
cover your clocks with your chains and your locks
while the seasons get hotter and colder
stretch your faces and lie about your ages
and still you’re going to get older

as we’re chasing our tails
and biting our nails
so strong and frail

and we build and tear down
build and tear down
build and tear down
we’ve run out of time to say
how did it get so late
i’ll never know, i’ll never know

hang on till your fingers break
and your hands unwind
he will escape you every time
from under your pillows
through open windows and out on the rails

and we build and tear down
build and tear down
build and tear down
we’ve run out of time to say
how did it get so late
i’ll never know, i’ll never know, i’ll never know.

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Carry On + Milano 24/05/07

Maggio 30, 2007

Ok. Ho riascoltato Carry On per tutta la settimana, e il giudizio è decisamente migliorato.
E’ un album rilassato, con molte sfumature blues. Lontano anni luce da quel capolavoro di Euphoria Morning e diverso, molto diverso, da qualunque cosa dei Soundgarden e Audioslave, ma comunque non è un disco da buttare.
La prima parte del disco non è niente male. Parte bene con No Such Thing e procede con canzoni come Safe And Sound, She’ll never be your man, Ghosts e la cover di Billie Jean. Nelle canzoni positive ci metto anche Scar in the sky, via. Da lì in poi però l’album si perde in una sequenza di canzonette che scorrono via senza lasciare il segno (escluse la fantastica Disappearing Act, forse la più bella sull’album, e You Know My Name, che comunque la sua porca figura la fa).
Il problema è che… è Cornell. Se Carry On l’avesse fatto qualcun altro, probabilmente mi sarebbe piaciuto molto di più. Ma da lui mi aspetto meglio, non certo un album che, nonostante non sia brutto, è decisamente al di sotto delle sue possibilità.
O forse sono io che mi aspettavo chissà cosa da quest’album, chissà.

Restando in tema Cornell, ho messo le mani sul bootleg del concerto di Milano, giusto per sapere cosa mi sono perso.
Mi sono perso due ore e venti di un concerto strepitoso, con una scaletta pazzesca e un Cornell in modalità dioscesointerra. Durante l’ascolto di Slaves & Bulldozers il cuore mi si è fermato un paio di volte.

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Primo ascolto

Maggio 20, 2007

Mi fa male dirlo.
Ora capisco perchè nel tour canta tante canzoni dei Soundgarden, Temple Of The Dog e Audioslave e solo una, massimo due, da Carry On.
Domani, a mente serena, lo riascolto. Spero tanto che questa prima impressione sia dipesa dall’umore di merda che ho stasera.

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Bestemmia? Forse…

Marzo 14, 2007

Dopo aver ascoltato la cover di Thank You dei Led Zeppelin, ho capito che Dio esiste. E che il suo nome è Chris Cornell.

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Nothing left to say but goodbye…

Febbraio 16, 2007

Cornell is permanently departing super-group Audioslave. “Due to irresolvable personality conflicts as well as musical differences, I am permanently leaving the band Audioslave. I wish the other three members nothing but the best in all of their future endeavors.”

Notizia confermata dallo stesso Cornell sul suo myspace.
In effetti la cosa ormai era nell’aria, gli indizi erano parecchi. Niente tour per promuovere Revelations, i progetti solisti di Morello (The Nightwatchman) e dello stesso Cornell (“Carry On“, che dovrebbe uscire il 1 maggio), la reunion one-night only (almeno per ora) dei Rage Against The Machine per il Coachella Festival il 29 aprile…
Si, gli indizi c’erano. Ciò non toglie che io, oggi, sono in lutto.