Archivio per la categoria ‘real life’

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Giacomo

Novembre 23, 2007

Dove lavoro io ci sono molti cani randagi. Da un paio di mesi si è aggiunto anche un cucciolo. E’ piccolo, marrone, ha due occhi azzurri grossi così, e si chiama Giacomo. Il cucciolo è in realtà una cucciola, ma quando ce ne siamo accorti ormai era già abituata a sentirsi chiamare Giacomino e quindi il nome è rimasto.
E’ piccola, ma ha una vocina acuta e trillante ed è molto combattiva. Va sempre a infastidire il cane più grande, che è adulto e di giocare non ha proprio voglia, ma la sopporta comunque con una pazienza infinita. Ha la capacità di sentire il rumore della gettoniera del distributore di merendine da lontanissimo, e quindi sono praticamente costretto a pagare la tangente ogni volta che prendo qualcosa. Va pazza per il kinder cereali, anche se mangia letteralmente di tutto. Una volta portava in bocca uno straccio scuro, e per un secondo ho avuto la bruttissima sensazione che avesse in bocca un topo. Quando vado via trotterella con me fino alla macchina e non va via se prima non le gratto la testa dietro le orecchie.

Giacomo è morta oggi.

Da qualche giorno non si vedeva più in giro, e anche se nel profondo temevo per il peggio, speravo fortemente che qualcuno l’avesse vista e, dopo essersi fatto fregare (anche lui) da quegli occhioni azzurri, l’avesse presa e portata a casa con sè. Invece stamattina, scendendo dalla macchina, ho visto una macchia marrone seminascosta nell’erba. Probabilmente qualche bastardo l’ha investita, maciullandole una zampina e spezzandole la schiena, e la poverina è rimasta chissà quanti giorni in un buco nel terreno. Quando mi ha visto ha iniziato a piangere e ha cercato di alzarsi, ma non ci riusciva. Mi si è stretto il cuore. Sono andato a comprare della carne in scatola e l’ho fatta mangiare, poi l’ho coperta alla meglio con una vecchia maglia che avevo in macchina. Ho raccontato la storia ad un amico che studia da veterinario, che è passato nel pomeriggio e dopo aver verificato che non c’era nulla da fare, le ha fatto un’iniezione e l’ha addormentata.
E io ora sono qua, incazzato come una vipera perchè quello stronzo che l’ha investita non si è nemmeno fermato a controllare. Gli auguro fortemente qualcosa di brutto, e sarà anche poco cristiano fare pensieri del genere, ma non me ne frega un cazzo. Perchè l’incidente può sempre capitare, e questo posso capirlo… ma almeno fermati e guarda cosa cazzo hai combinato invece di scappare, vigliacco.
E penso a Giacomino, un cucciolo di neanche tre mesi che solo, impaurito e senza cibo è riuscito a sopravvivere per una settimana, e probabilmente sarebbe andata avanti così ancora per qualche giorno, perchè anche se non aveva più l’uso delle zampe posteriori, sotto sotto Giacomino aveva due palle grosse così. Io a parti invertite non sarei durato neanche due giorni.
E so che l’iniezione era la cosa giusta da fare, che se l’avessimo lasciata così avrebbe avuto una vita di merda, ma ci sto male lo stesso.

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Comunicazione di servizio

Settembre 3, 2007

Si comunica alla gentile utenza che il titolare di questo blog, in data odierna, è stato coinvolto nel suo primo incidente stradale.
Purtroppo l’autovettura ha riportato danni ingenti, ma fortunatamente il tamponamento non ha avuto ripercussioni fisiche sul titolare, se si esclude una discreta craniata al parabrezza (ma non preoccupatevi, nessuna cellula cerebrale è andata perduta nell’impatto. Anche perchè non ce n’erano, quelle sono andate già da un pezzo).
Avvertiamo però la gentile utenza che nella giornata di oggi potrebbero esserci molti avvistamenti di strani tizi in tunica e aureola che sbucano dal cielo per schiantarsi a gran velocità al suolo. Non badate a loro, sono solo i santoni che il titolare sta tirando giù ininterrottamente da circa otto ore.

Buona giornata,
La Direzione.

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Shopping spree

Agosto 20, 2007

Capita che, in un periodo dove la rete sembra svuotarsi e tutti i tuoi amici sono in vacanza, ti ritrovi una domenica pomeriggio davanti al pc, solo e annoiato. Provi a fare un giro per il forum, ma è praticamente vuoto. Provi a fare una partitella a Pro Evolution Soccer, ma sei scazzato e quindi chiudi subito. Di vedere un porno non se ne parla neanche, fa troppo caldo per i film zozzi.
E allora, spinto dalla noia più profonda, inizi a sfogliare un pò i preferiti. E, clicca qua e clicca là, capiti su internetbookshop. Non hai intenzione di comprare niente, ma poi finisci sulla pagina delle nuove uscite, e scopri che Stephen King ha pubblicato un romanzo inedito sotto lo pseudonimo “Richard Bachman”. DEVE essere tuo. Vai per confermare l’acquisto, poi ci pensi su, è un peccato fare un ordine per un solo libro. E visto che hai deciso di rileggerti tutta la Torre Nera e sei già al terzo, potresti prendere il quarto. I libri ce li hai già tutti, ma ormai hai deciso che, dopo aver trovato Waste Lands in inglese ad un mercatino, vuoi continuare con la lettura in inglese.Così prendi il quarto. Poi il quinto. Poi il sesto. Poi il settimo. Poi ti prendi da solo a morsi sulla mano per costringerti a smetterla di cliccare ripetutamente su “acquista”, e vai per chiudere l’ordine. E ti accorgi che se arrivi a 50 euro, la spedizione è gratis. Diamine, sei a 38 euro, puoi farlo un piccolo sforzo.
Ti ricordi del libro sulla storia della ecw che desideri da tempo, e lo metti nel carrello. Vai per confermare l’ordine, e vedi il totale.
49.25.
Cristo.
Smadonni in aramaico antico. Ormai è una questione di principio, ci hai messo il pensiero e le spese non le vuoi pagare. E così finisci per prendere un altro libro.

Toglietemi questa postepay dalle mani. Vi prego.

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Working man

Agosto 10, 2007

Ho iniziato a lavorare.
So che può sembrare incredibile, ma al mondo esiste davvero gente tanto incosciente da dare lavoro a uno sfaticato come me. Ancora non ci credo.
Non mi va di spiegare cosa faccio nel dettaglio, e probabilmente neanche a voi interessa più di tanto. Dico solo che lavoro nell’ufficio di una società che rottama automobili, dalle 8.30 alle 13 e dalle 14.30 alle 19, il sabato dalle 8.30 alle 14.
Ho un collega con fortissimi problemi di pronuncia, che praticamente parla come Delirious, capisco a malapena una parola su cinque. Per dire, il primo giorno mi ha chiesto di prendergli una certa pratica, io gli ho fatto un caffè macchiato. Siamo a questi livelli di incomprensione.
Non abbiamo internet, perciò nei momenti di non-lavoro ci troviamo con del tempo da riempire. Ovviamente la conversazione (a meno di non voler giocare a indovina la parola) è esclusa. Io sono campione assoluto di uccisione-di-mosche-con-lancio-di-elastico. Ridete, ridete, ne riparliamo quando diventerà disciplina olimpica e io vincerò un oro.

Comunque, sostanzialmente direi che mi trovo bene. La giornata è lunga, ma almeno il lavoro non è molto pesante. L’unica cosa che mi preoccupa è che spesso Ciruzzo O’Malamente, un cucciolotto d’operaio di 130 kg, mi lancia spesso delle lunghe occhiate lascive e cariche di desiderio ogni volta che viene a prendere il caffè. Sto cercando di non dargli mai le spalle, ma temo per la mia incolumità. Pregate per me.

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Internette, che diavoleria!

Agosto 5, 2007

Mia sorella è in vacanza-studio a Los Angeles, ed essendo impossibilitata ad usare il cellulare comunichiamo esclusivamente tramite Msn Messenger (o, come dice mia madre, parliamo via internette). E con due genitori come i miei, avversi a qualsiasi ritrovato tecnologico sia saltato fuori negli ultimi dieci anni (per dire, mia madre ancora non ha imparato a mettere un cd nello stereo) non immaginate quante ne sto vedendo.
Ne dico solo una. Ieri sera, quando mi stavo per scollegare, mio padre è saltato dalla sedia e ha salutato il monitor, urlando “CIAO MILENA!” con quanto fiato aveva in corpo.
Io non ho una webcam.
Provateci voi a non ridere.

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Cosa ho comprato oggi #3

Luglio 23, 2007

E’ vero, i regali migliori sono quelli che ci facciamo da soli.

Pearl Jam. Live at The Gorge 05/06. Tre concerti, sette cd, quasi otto ore di musica della miglior live band di sempre (si, l’ho detto, non me ne frega niente).
Alla faccia delle sei paia di calzini regalati dalla zia (giuro).

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My biggest mistake.

Luglio 14, 2007

Ho fatto la postepay.
Dite pure addio a tutti i miei risparmi.
Play.com, internetbookshop, preparatevi. Sto arrivando.

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Una vita da mediano

Luglio 12, 2007

Ieri mi ha chiamato un amico che non sentivo da un sacco di tempo, per chiedermi se ero disponibile per una partita di calcetto in serata. Lui sente che sono titubante, e mi dice che sarà una cosa tra amici, molto rilassata. C’è gente che non tocca un pallone da anni, dice. E a quel punto accetto, “tanto sono allenato”.

Perchè dovete sapere che io, a calcetto, ci gioco già due volte a settimana. Lunedì e venerdì, appuntamento fisso, padri contro figli. Certo, abbiamo i nostri ritmi e giochiamo evitando il più possibile contrasti (anche perchè se rompo una gamba a papà, poi mamma chi la sente?), ma è pur sempre una partita. Poichè poi il campo è di un conoscente, capita spesso che giochiamo molto più della classica ora.
Quindi mi reco al campo tranquillo, fiducioso dei miei mezzi. Oh, c’è gente che non gioca da anni, io rispetto a loro sto in formissima. Questi stasera me li magno!

Arrivo al campo, e mi presentano gli altri. C’è quello col completo ufficiale del Barcellona, quello con la maglia di Kakà e le scarpe adidas ultimo modello, quell’altro con i capelli legati come Beckham. Sono tutti in tiro. Io indosso una vecchia maglietta di cotone con qualche buchetto dovuto all’usura, nera perchè smagrisce, e un paio di pantaloncini bianchi. Le mie scarpe hanno le stringhe di colore diverso, perchè quella sinistra si è spezzata tempo fa. I capelli li ho bagnati sotto la fontana, e li ho buttati indietro alla meglio. Ma tanto non è la maglia che fa il giocatore. E poi, allenato come sono, dove non arriva la tecnica arrivano le gambe.
Si formano le squadre, e uno mi passa una pettorina blu (che fa pendant col pantaloncino bianco. Noi giocatori a queste cose ci teniamo u.u ). La pettorina è di un simpatico materiale sintetico completamente antitraspirante, solo tenerla in mano mi provoca sudorazione lungo tutto l’avambraccio.
Prima della partita ci sono cinque minuti di riscaldamento. Io lancio occhiate di striscio al pallone, lo calcio con delicatezza, mentre gli altri si dilettano nello sfondamento della barriera del suono. “Passaggi tesi”, li chiamano.
Inizia la partita, e nel giro di pochi secondi stiamo già perdendo, ma solo perchè uno che dice di giocare a pallone giusto sulla playstation ha fatto gol scartando tutta la squadra avversaria e tirando un missile terra-aria che si è infilato dritto dritto sotto l’incrocio.
Nel giro di un’altro minuto succedono due cose che mi fanno rendere conto che non sarà una partita come quelle a cui sono abituato. Prima un tappetto di un metro e cinquanta mi umilia in velocità e mi fa ricordare che non sto più marcando il signor Umberto, 55 anni e l’andatura di un bradipo. Poi un contrasto con un deficiente che non tira indietro la gamba nonostante lo avessi saltato, che mi fa vedere le stelle. Ma va bene tutto, tanto sono allenato.
Io gioco di fino, effettuo lanci calibrati al millimetro, corro in avanti e rientro in difesa all’occorrenza. Faccio il lavoro sporco, lascio ad altri i giochetti col pallone e i numeri da circo. Sono uomo di quantità, capitemi. Una vita da mediano, direbbe Ligabue.
Al quarto d’ora di gioco circa, il sudore mi ottenebra la mente e inizio a vedere la testa di Papa Ratzinger al posto del pallone. Colpa della pettorina, non può essere diversamente. Gioco due volte a settimana io, non posso essere già stanco.
Dopo qualche minuto, vengo lanciato in profondità da quello che mi pare essere Garibaldi a cavallo. Il fatto che il pallone mi appaia come Ratzinger mi dà una spinta in più. Arrivo sulla palla, sputo in un occhio al difensore e lo infilo tra le gambe del portiere (il pallone, brutti malpensanti).
Segue una mezz’oretta di calcio velocissimo e ad alta classe, della quale non ho molti ricordi perchè ero in apnea totale. Poi vado in trance, e vedo in rapida sequenza Homer Simpson, Kurt Cobain e Chucky che mi spronano a dare di più. Mi sgancio e vado in profondità per l’ennesima volta (la seconda), mi libero di un difensore tirandogli una caccola presa dal naso e tiro di precisione verso l’angolino. Doppietta personale, è uno dei segni che l’apocalisse è alle porte.
Finisce la partita, io vomito anche l’anima a bordocampo. Segue doccia condita da quei simpatici scherzi da spogliatoio come la frustata con l’asciugamano bagnato, la misurazione del pistolino e il canto di cori affettuosi rivolto agli sconfitti (riassumibile in un’unica parola, “puppatecelo!“).

Stamattina non ho nessuna sensibilità al di sotto del bacino, un grosso livido sulla gamba destra e appena mi muovo mi partono delle fitte lancinanti ai polpacci e agli adduttori.
Sarà stata mica la pettorina?

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Sveglia

Luglio 3, 2007

Sono le sette e zerouno del mattino. Dormi. Finalmente. Sei lì, rilassato, girato su un fianco. Hai passato una nottata di merda perchè hai il naso otturato per colpa dell’allergia e dell’aria condizionata, il vicino di fronte che alle sei e mezza di mattina mette in moto il camion per far riscaldare il motore, hai male al petto perchè ieri sera ti sei beccato una gomitata in pieno sterno giocando a calcetto, hai una stramaledettissima zanzara che ha banchettato tutta notte col tuo sangue, e ti sei dovuto alzare due volte per andare al bagno.
Insomma, hai passato quella che è, per definizione, una tipica nottata di merda.
Ma ora, finalmente, dormi.

Alle 7.02, però, lei apre la porta della tua camera. Lei. Tua madre. Che ha questo bruttissimo vizio di protrarre all’infinito un dialogo nei momenti meno opportuni.

“Io vado.”
“Ummpf.”
“Ricordati che devi andare dal dottore.”
“Ok. Fammi dormire.”
“Sisi, ma te lo ricordi?”
“E scrivilo, così me lo ricordo.”
“Ma poi la leggi la nota?”
“Se la metti sotto al mouse la leggo.”
“Io allora vado, mi raccomando.”
“Ok.”
“Non fare tardi.”
“Noo.”
“E mangia qualcosa a pranzo.”
“Ok.”
“Ti devo preparare qualcosa?”
“Ho 21 anni, sarò in grado di farmi qualcosa da mangiare. Se proprio non trovo niente ci sono le crocchette del cane.”
“Vabbè, vado.”
“E ciao.”
“L’appuntamento è alle nove e trenta, mica farai tardi?”
“Noo.”
“Te lo ricordi dove sta?”
“Ci sono stato duecento volte, se non si è spostato in nottata me lo ricordo dove sta.”
“Vero. Mi raccomando, allora. Non fare tardi.”
“Ti ho detto di no.”
“I soldi per la benzina ce li hai?”
“Si.”
“Hai bisogno di qualcosa?”
“No.”
“Ti ho lasciato la macchinetta del caffè carica sul fuoco, devi solo accendere il fornello.”
“Grazie.”
“Ma i capelli non te li vuoi proprio tagliare?”
“No, te l’ho detto, vanno bene così.”
“E la barba?”
“Pure quella.”
“Si deve comprare il pane.”
“Va bene, compro anche il pane.”
“Non è che te lo dimentichi?”
“E CRISTO, SCRIVI ANCHE QUELLO SULLA NOTA! Mà, sono le sette, ho dormito si e no venti minuti e ho la pressione ai minimi storici, non c’ho la forza per sopportarti di prima mattina.”

Dio santo, che nottata di merda.

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Finally

Giugno 25, 2007

I trecento euro meglio spesi della mia vita.
Addio al clima sub-sahariano che si era formato nel cubo di tre metri per tre che chiamo “la mia stanza”.
Addio alle notti insonni passate a rigirarsi nel letto, cercando invano una zona più fresca.
Addio al vecchio ventilatore dimmerda, capace solo di spostare aria calda.
Addio alla finestra aperta nella speranza che entrasse un filo di vento, e invece entravano solo zanzare e bacherozzi grandi quanto il mio naso.
Addio anche all’odiosa patina di sudore perenne che mi si formava addosso dopo neanche trenta secondi.

Col mio piccolo, ora posso avere tutto il fresco che voglio. Voglio tanto di quel fresco da dover dormire con sciarpa e guanti.